Il turismo europeo continua a crescere, ma la crescita non è distribuita in modo uniforme durante l’anno. I dati pubblicati da Eurostat il 1° settembre 2026 mostrano che nel primo semestre 2026 sono stati registrati 1,321 miliardi di pernottamenti nelle strutture ricettive dell’Unione europea, in aumento dell’1,7% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il dato più interessante per le strutture indipendenti riguarda la provenienza della domanda: gli ospiti stranieri hanno generato quasi la metà dei pernottamenti del semestre, il 48,9% del totale. Le notti dei visitatori internazionali sono cresciute del 2,5%, quasi tre volte il ritmo della domanda domestica, ferma a +0,9%.
Un mercato che cresce, ma resta fortemente stagionale
Il quadro di lungo periodo conferma la solidità del settore. Nel 2025 l’Unione europea aveva raggiunto quasi 3,1 miliardi di pernottamenti, un nuovo record. L’Italia, con 476,9 milioni di notti, era il secondo mercato dell’UE dopo la Spagna.
La crescita complessiva, però, non elimina il problema della concentrazione stagionale. Secondo l’analisi Eurostat sulla stagionalità, nel 2025 il 31% di tutte le notti turistiche dell’UE si è concentrato nei soli mesi di luglio e agosto. Agosto ha rappresentato il 16% dell’intero anno, con 501 milioni di pernottamenti; luglio il 15%, con 460 milioni. Il mese di picco ha registrato un volume di notti 3,6 volte superiore a gennaio.
La differenza è particolarmente significativa per le formule più vicine al mondo dei B&B e degli affitti brevi. Nel segmento “holiday and other short-stay accommodation”, il terzo trimestre ha concentrato il 43% dei pernottamenti annuali, contro il 36% del comparto alberghiero.
Perché questo conta per B&B e strutture indipendenti
Per una piccola struttura il problema della bassa stagione non può essere letto soltanto come “mancanza di turisti”. I dati mostrano un mercato europeo ancora in espansione e una componente internazionale che cresce più velocemente. Il nodo è quindi anche come intercettare una parte della domanda disponibile nei periodi meno forti.
Questo cambia il modo di affrontare i mesi deboli. Prima di ridurre indiscriminatamente le tariffe, una struttura dovrebbe capire in quali date la domanda cala realmente, quali mercati continuano a cercare la destinazione, quanto dipende dalle OTA e quale proposta viene mostrata al cliente quando viene meno la motivazione tipica dell’alta stagione.
Quattro numeri da guardare prima di abbassare il prezzo
1. Occupazione per singola settimana. Le medie mensili possono nascondere weekend forti e finestre completamente vuote. La strategia va costruita sulle date, non soltanto sui mesi.
2. Provenienza degli ospiti. Con la domanda internazionale europea in crescita del 2,5% nel primo semestre 2026, capire quali mercati esteri mostrano una booking window più lunga può aiutare a programmare offerte e contenuti con anticipo.
3. Mix tra OTA e prenotazioni dirette. Un aumento dell’occupazione non equivale necessariamente a un aumento del margine. Commissioni, sconti e promozioni devono essere letti insieme al ricavo netto.
4. Conversione dell’offerta fuori picco. Se la stessa pagina, le stesse fotografie e la stessa proposta vengono utilizzate ad agosto e a novembre, il problema può essere anche di posizionamento, non soltanto di prezzo.
La bassa stagione come problema commerciale misurabile
Per molte strutture indipendenti la destagionalizzazione viene affrontata quando il calendario è già vuoto. Un approccio più utile è individuare in anticipo le finestre critiche, stimare quali segmenti possono ancora generare domanda e costruire una proposta specifica per quelle date.
I dati europei non dicono quale strategia debba adottare un singolo B&B, ma mostrano chiaramente due elementi: la domanda turistica complessiva continua a crescere e la distribuzione delle notti resta molto squilibrata durante l’anno. È nello spazio tra questi due fenomeni che si gioca una parte importante della crescita fuori stagione.
Fonti e metodologia
Questo articolo utilizza dati ufficiali Eurostat relativi alle strutture ricettive turistiche dell’Unione europea. I dati aggregati non rappresentano le performance di una singola destinazione o struttura e devono essere integrati con informazioni locali e dati proprietari.
Fonti:
Eurostat — EU tourism nights up by 1.7% in first half of 2026
Eurostat — Another record year for EU tourism in 2025
Eurostat — Seasonality in the tourist accommodation sector
Low Season Growth analizza i periodi di domanda debole delle strutture indipendenti e traduce dati, posizionamento, canali e offerta in priorità operative. Il Low-Season Revenue Audit è disponibile su Low-Season Revenue Audit.